Il Melo (Malus domestica)
Il melo (Malus domestica) ha origini nelle foreste del Kazakistan, dove cresce ancora il suo progenitore selvatico, il Malus sieversii (la mela selvatica da cui discendono tutte le varietà moderne). In queste foreste, l'orso bruno (Ursus arctos) ha svolto per millenni un ruolo da selezionatore naturale inconsapevole — cioè ha favorito, senza volerlo, certe caratteristiche della pianta: ogni autunno si abbuffava di mele per fare scorta di grasso prima del letargo (il sonno profondo invernale), scegliendo istintivamente i frutti più grandi, dolci e carnosi. I semi, ingeriti e dispersi lontano attraverso le feci, germogliavano favorendo proprio le piante più generose. Generazione dopo generazione, questa preferenza ha orientato l'evoluzione del melo verso le caratteristiche che ancora oggi apprezziamo. In sostanza, l'orso ha fatto per millenni quello che i pomologi (gli esperti che studiano e migliorano i frutti) hanno fatto consciamente solo negli ultimi secoli.
Diffusosi poi lungo la Via della Seta (l'antica rotta commerciale che collegava la Cina all'Europa), il melo arrivò in Europa in epoca antica, coltivato già da Greci e Romani che lo chiamavano melon (greco) e malum (latino) — da quest'ultimo deriva il nome italiano. Oggi è uno dei frutti più diffusi al mondo con migliaia di varietà, appartenente alla famiglia delle Rosaceae (la stessa di rose, pere e ciliegie), sottofamiglia Maloideae (i frutti a pomo, con la caratteristica polpa che avvolge il torsolo).
Ringraziamo per l'aiuto tecnico la Professoressa P.C.